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Lavori introvabili e gap formativi: il paradosso del mercato del lavoro in Italia

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Il paradosso del lavoro: più laureati, meno mestieri coperti

Il mercato del lavoro italiano vive una contraddizione solo apparente: da un lato cresce la richiesta di laureati e profili altamente specializzati; dall’altro, aumentano i lavori introvabili, cioè quelle posizioni tecniche e manuali che le aziende faticano a coprire. È un problema di formazione o di percezione culturale?

Secondo Marco Gaeta «le due cose non sono in contraddizione tra loro. Le realtà produttive italiane sono estremamente eterogenee e questo porta a necessità molto diverse, sia in termini di profili accademici che operativi».

Il vero nodo, dunque, non è solo chi viene formato, ma come e per quali settori viene formato.

Perché mancano figure come autisti, elettricisti e camerieri?

Secondo i dati Unioncamere e ISTAT, tra i mestieri più difficili da reperire oggi troviamo figure come:

  • autisti e camionisti
  • elettricisti e tecnici degli impianti
  • camerieri e addetti alla ristorazione
  • operai specializzati
  • manutentori e tecnici di campo

Marco Gaeta individua due cause principali:

«Oggi molti giovani preferiscono lavori “da ufficio” rispetto a quelli manuali o in campo, spesso faticando ad accettare i necessari periodi di gavetta. In parallelo, il numero di iscritti agli istituti tecnici e professionali è calato sensibilmente. Questo si riflette direttamente sulla disponibilità di risorse qualificate sul mercato».

Il risultato? Un mismatch tra domanda e offerta che rallenta la produttività e mette in crisi interi settori.

L’Italia ha trascurato le competenze tecniche non accademiche?

Il tema tocca anche un aspetto culturale. Per decenni, l’orientamento scolastico e sociale ha spinto i giovani verso l’università, trascurando il valore di competenze tecniche pratiche.

«Non so se possiamo dire che il fenomeno sia stato sottovalutato consapevolmente – osserva Gaeta – ma è chiaro che il problema esiste da anni. Serve un cambio di passo deciso, con politiche mirate che riportino attenzione su determinati mestieri tecnici e artigianali».

Ma non può bastare l’intervento pubblico:

«Anche le aziende dovranno fare la loro parte, mettendo in campo soluzioni attrattive e percorsi di crescita reale per rendere questi lavori nuovamente desiderabili agli occhi dei giovani».

Come colmare il gap formativo?

Per risolvere il problema dei lavori introvabili in Italia, serve un’azione coordinata su più livelli:

  • Riqualificare la formazione tecnica e professionale, rendendola più moderna e integrata con le esigenze reali delle imprese.
  • Valorizzare mestieri manuali e di campo anche nella narrazione culturale, superando lo stigma del “lavoro meno nobile”.
  • Investire in apprendistati, percorsi misti e academy aziendali, che possano formare profili operativi direttamente sul campo.

L’Italia non ha un problema di mancanza di lavoro, ma di disallineamento tra competenze disponibili e richieste reali.
I lavori introvabili non sono “minori”, ma spesso sono essenziali per tenere in piedi l’intera filiera produttiva del Paese.

Come sottolinea Marco Gaeta, «le imprese, le scuole e le istituzioni devono collaborare per riscrivere insieme il valore del lavoro tecnico e professionale. Solo così potremo costruire un mercato del lavoro più equilibrato, inclusivo e sostenibile».

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